Caccia

 

"No alla caccia"

 

Marzo 2017

Comunicato stampa

Consiglio Regionale: cosa bolle in pentola?

In Regione si caccia in un modo o nell’altro dal 15 maggio al 31 gennaio sebbene la legge nazionale non lo consenta, ma questo evidentemente non basta!

La nostra attenzione è stata attratta da due recenti proposte di legge di cui è prima firmataria la Consigliera Mara Piccin che saranno calendarizzate per la discussione in IV Commissione nel prossimo futuro.

Se diventeranno legge, esse mineranno ulteriormente il già precario equilibrio che esiste tra il mondo venatorio da una parte e i non cacciatori dall’altra anche se a farne veramente le spese saranno sempre e comunque gli animali selvatici.

La prima proposta, che potremmo battezzare “non c’è silenzio nel bosco”, vorrebbe la legalizzazione di quanto già sta comunque accadendo in sordina attraverso un barocco aggiramento di norme nazionali e di pronunciamenti della Corte Costituzionale: prolungare l’attività venatoria non completata il giorno precedente anche nei giorni in cui la caccia è vietata in modo assoluto con la giustificazione di ricercare e finire l’animale già ferito durante la caccia la notte precedente (si perché, se non lo sapete, nella caccia di selezione al cinghiale, cervo e capriolo si spara fino a due ore dopo il tramonto anche se neppure questo si potrebbe fare ma d’altronde abbiamo supercacciatori dotati di superpoteri).

L’altra proposta redatta scimmiottando la legge appena licenziata dal Consiglio Regionale del Veneto ha per oggetto un articolo unico intitolato “disturbo all’esercizio dell’attività venatoria e molestie agli esercenti l’attività venatoria” con cui si vorrebbe sanzionare pecuniariamente con una somma che va da 500 euro a 3.500 euro chiunque ponga in essere atti al fine di impedire l’esercizio dell’attività venatoria.

Poiché entrambe le proposte sono smaccatamente pro caccia, questa Associazione si augura che a qualcuno, leggendo queste poche righe, sorga il dubbio che forse l’attività di pochi, sebbene armati, stia comprimendo oltremisura e non sempre legalmente il diritto del resto del mondo.

Il Presidente
Gabriella Giaquinta

 

Diciamo NO! Affinché gli uomini vadano per i boschi e le campagne armati solo di macchine fotografiche!

Affinché sia possibile a tutti andare ad ammirare la Natura VIVA!

Se è vero che la caccia è un’attività antichissima, e anche vero che le sue modalità e motivazioni sono profondamente cambiate nel corso dei secoli fino ai giorni nostri.

Alle origini, prima che imparasse l’agricoltura, l’uomo viveva essenzialmente di raccolta e di caccia. Questi sono ancora i mezzi di sussistenza per alcune popolazioni primitive, non ancora raggiunte dalla nostra, cosiddetta, civiltà.

La caccia praticata dagli uomini primitivi era però rispettosa degli animali e non distruttiva: secondo alcuni studiosi nel 10.000 avanti Cristo, l’umanità era composta da pochi milioni di individui e, avendo ragione di supporre che a praticare la caccia fossero solo i maschi adulti, vi erano allora meno cacciatori di quanti ce ne siano oggi solo in Italia!

Quanti sono i cacciatori in Italia? 

Secondo gli ultimi dati disponibili, In Italia il numero dei cacciatori registra un andamento decrescente essendo passati da 1.701.853 nel 1980 (3% dell’allora popolazione italiana) a 751.876, nel 2007 (1,2% dell’attuale popolazione italiana) con una drastica riduzione del 55,8% (57,9% in rapporto alla popolazione italiana). Attualmente, la maggior parte dei cacciatori ha un’età compresa tra i 65 e i 78 anni, e l’età media è in aumento. Risiedono  soprattutto in Toscana ( 110 mila), in Lombardia (100 mila) e in Emilia Romagna (70 mila), ma anche in Piemonte (40 mila), TriVeneto (46 mila), Lazio (55 mila), Campania (45 mila), Sardegna (46 mila) e Umbria (40 mila).

(elaborazione Coldiretti, su dati Istat e Federcaccia)

L’uomo era un qualsiasi animale e si comportava come un qualsiasi predatore. Poi, la popolazione umana cominciò ad aumentare e, presto, la caccia non fu più sufficiente ad alimentare la popolazione umana: nacquero la pastorizia, l’agricoltura, gli allevamenti intensivi, l’industria …

La caccia ha perso quindi la sua ragione di essere un mezzo per la sussistenza dell’uomo per divenire un’attività di svago: un divertimento! Nel contempo, l’eccessivo numero di cacciatori ha portato all’estinzione o alla rarefazione di molte specie di animali. Questo però non preoccupa l’uomo cacciatore, in quanto non rappresenta alcuna minaccia per la sua sopravvivenza, traendo egli i suoi mezzi di sussistenza da altre fonti.

Per estinzione si intende la scomparsa dal pianeta Terra di una specie! E’ vero, ciò può avvenire, ed è avvenuto, anche per cause naturali ma, oggi, ciò avviene prioritariamente ad opera dell’uomo. In natura, infatti, le popolazioni animali possiedono dei meccanismi che regolano la loro crescita numerica, ciò per impedire che una specie diventi troppo abbondante ed una troppo rara.

Sono molti i danni che possono derivare dall’estinzione o rarefazione di una specie. Per fare un esempio, l’assenza di lupi, linci, avvoltoi degli agnelli, orsi porta ad un incremento numerico dei cervi. La conseguenza è che, per pareggiare i conti, non si trova di meglio che provvedere con gli abbattimenti programmati da parte dei cacciatori! Gli insetti dannosi prosperano in mancanza di uccelli insettivori, con conseguente uso di insetticidi

Allo stesso modo la distruzione delle martore porta ad un eccessivo aumento degli scoiattoli; se mancano gufi, civette, barbagianni i topi campagnoli prosperano; la rarefazioni di animali erbivori porta i carnivori a cercare cibo nelle discariche, ad avvicinarsi agli insediamenti umani con il pericolo della diffusione della rabbia silvestre. Non a caso da alcuni anni è nuovamente obbligatoria la vaccinazione antirabbica per i nostri animali domestici!

Diciamo NO alla caccia

Affinché cessino le sofferenze degli animali e cessi l’uso di armi che uccidono, sovente, anche gli uomini!

Nella Stagione venatoria 2010-11 le statistiche riportano questi dati:

La stagione venatoria 2010-11 si chiude col solito pesante bilancio di morti e feriti. Morti 34 cacciatori e un cercatore di funghi (ad Arezzo, il 15 novembre). 61 i cacciatori feriti, 13 le persone vittime dell’imprudenza, imperizia, goffaggine quando non arroganza e spregio delle norme di sicurezza da parte dei cacciatori (03/02/11)

E’ evidente che troppi cacciatori non sono in grado di gestire correttamente le armi che la legge gli consente, molto generosamente, di detenere e utilizzare in aree condivise con altre persone.

C’è un problema culturale che porta a considerare la caccia uno “sport”, il fucile e’ un “attrezzo sportivo” assimilabile a una mazza da golf o a una racchetta da tennis. Ci sono problemi psicologici: un’arma in mano fa sentire molta gente potente e padrone del mondo che la circonda, così come l’eccitazione della caccia può travolgere le persone coi nervi meno saldi.